Comune di Rimini - Progetto Barca e Adrias Kolpos

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Servio Danielino Aen. 11, 246

Sane Diomedes multas condidisse per Apuliam dicitur civitates, ut Venusiam, quam in satisfactionem Veneris, quod eius ira sedes patrias invenire non poterat, condidit, quae Aphrodisias dicta est.

Si dice in verità che Diomede abbia fondato molte città in Apulia, come Venosa, detta Afrodisia, che fondò per placare Venere, dal momento che, per l’ira di questa dea, non poteva ritrovare la patria.

Commento:

Considerando alcune attestazioni di età romana della dea come probabili sopravvivenze del suo culto greco, vediamo da questa fonte come esso contrassegni i maggiori promontori adriatici su entrambe le sponde: il promontorio Iapigio, l’area prossima a Capo Planka, il Conero – di cui già si è detto. Servio, dotto comentatore dell’Eneide, vissuto probabilmente nel VI secolo d.C., attesta una continuità cultuale di Afrodite/Venere ad Aphrodisia/Venusia (odierna Venosa), ossia a Venafro, altra leggendaria fondazione diomedea, come conferma il seguito del suo lemma: […] nam et Beneventum et Venafrum ab eo (sc.Diomede) condita esse dicuntur. Tali attestazioni sono estremamente significative, soprattutto laddove si considerino le loro connessioni con le località che furono sedi di un sicuro culto di Afrodite. Questo perché, a ben vedere, i siti di Apollonia, antica colonia corinzia, come di Epidamno/Durazzo, altra colonia corinzia, e di S. Maria di Leuca sono cerniera fra tre rotte: una internazionale, che assicura i collegamenti fra Grecia e Magna Grecia, e due locali interessate a una navigazione in Adriatico. Se, quindi, si segnala una presenza del culto di Afrodite all’imboccatura, sia orientale (Apollonia; Epidamno/Durazzo) sia occidentale (promontorio Iapigio) dell’Adriatico, non possiamo che constatare come ambedue le attestazioni si pongano ai due estremi del canale di Otranto che, all’incirca dalla seconda metà dell’VIII secolo in poi, diviene rotta obbligata per le genti elleniche dirette verso la Magna Grecia e la Sicilia. Ebbene, importantissimo, nell’economia del nostro discorso, è per l’area dalmata quello che gli antichi chiamavano promunturium Diomedis presso l’odierna Sebenico (oggi Capo Planka), in area prossima all’antica Pharos, poiché a quest’isola rimanda ancora fortemente il culto di Afrodite (vd. infra). Il culto di Diomede, in particolare, indica come i tre promontori fossero di vitale importanza per segnalare, in Adriatico, i punti di cerniera fra le rotte greche interessate a entrambe le sponde. Essi delimitano, infatti, gli angoli di un ideale triangolo avente per base la costa italica compresa tra i promontori del Conero e del Gargano e per vertice, sulla sponda dalmata, il promunturium Diomedis. Il quale, in orizzontale, lungo l’asse dei paralleli, si allinea al Conero e, in verticale, lungo l’asse dei meridiani, al Gargano, lambendo l’isola ‘diomedea’ di Palagruza (oggi Pelagosa), al largo delle altrettanto ‘diomedee’ isole Tremiti. Esiste quindi una rotta ‘preferenziale’ che unisce i due promontori, del Gargano e del Conero, al Promunturium Diomedis presso Sebenico. Rotta che, sull’asse dei meridiani, lambisce anche le isole Tremiti e l’odierna isoletta di Palagruza, ‘allineate’ all’insegna del culto dell’eroe, a indicare un’altra diretta verso il promunturium Diomedis. A questo punto non ci resta che constatare che i tre promontori sono interessati anche alla cultualità di Afrodite, in un sistema di rotte unente le due sponde dell’Adriatico in una sorta di vera e propria triangolazione nautica.